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Alessandro Lazzeri […] Nadia Benelli assume cartone ondulato, cartone misto, spaghi e rete, creando degli oggetti che paiono esprimere attraverso nette cesure e spaccature il continuo costruirsi e disfarsi della materia. Costruisce e decostruisce forme in movimento simboleggiando, forse quella natura, dove secondo Democrito, anche l’uomo è un frammento fisiologico e mentale. C’è un rigore in queste opere, un’evidente eppur nascosta geometria, che ci impedisce di cogliere nelle lacerazioni qualcosa di intimistico o decadente. Qualcosa che si trasforma e alterna movimenti di costruzione a momenti di destrutturazione. Le opere di Nadia Benelli permettono di constatare il perdurare, oltre la pittura, d’una rigorosa legge compositiva, che emerge evidente ad una lettura non superficiale.
[… ] Frammenti di
una realtà che urge ed è contenuta a fatica dalle strutture rigorose dei
suoi quadri. Se nelle opere degli anni Settanta la Benelli si
caratterizzava per quell’oscillazione tra il simmetrico e l’asimmetrico,
con una dissoluzione dei piani in un dinamismo multiplo, le opere
attuali sembrano coerentemente
proseguire il discorso intrapreso.
Quella
trasformazione della materia in energia, costruita attraverso dei
riferimenti abbastanza oggettivi quali i fasci di linee, diviene nelle
opere attuali ancora più evidente perché, come ha detto l’artista,“
l’oggetto deve essere un sistema che racchiude la possibilità di
trasformazione”. Giorgio di Genova …Le striature la Benelli le ha trasferite nell’ambito di opere di materiali diversi, assemblati con attenzione neocostruttivista, nonostante la tattilità. Ecco, allora, che in evoluzione geometrica del 1996 è un cartone ondulato a far da fondo dei fogli di carta bianca e nera e del rattenuto gestualismo degli interventi in catrame. Collateralmente, in Costruzione, a far da sostituto delle trama- ture lineari è la rete metallica su cui sono due fogli neri posizionati in modo che, ancorché capovolto, riecheggia l’accoppiamento de legni di Ante-morfo, e cuciti, con atto tutto femminile, ai quattro angoli sulla rete. E’ noto che si sostiene, certo generalizzando in maniera eccessiva, che il Logos sia prerogativa dell’uomo e l’Eros della donna. Ebbene, sulla scorta di questa generalizzazione, potremmo dire che nella Benelli il Logos delle razionali opere degli anni Settanta sembra essere qui riassorbito nella sensualità fisica dell’Eros, ma ancora controllato dalla geometria, il che la salvaguarda dai possibili slittamenti nel neodadaismo.
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