Eugenio Miccini[…] Non mi sarei permesso certe analogie se non ne ricavassi un riscontro morfologico pregnante: nelle opere della Benelli, proprio per quell’oscillazione tra il simmetrico e l’asimmetrico che caratterizza la nostra cultura, dalla storia al mito, non c’è pacificazione di strutture ma un dinamismo multiplo. E c’è di più: una dissoluzione dei piani, che significa una raffigurazione del traslato della materia in energia indicato dai fasci di linee. Costruzione, dunque, illusoria, che cioè disperde ogni tentazione di referenti oggettivi, ma costruzione effettiva, cioè mentale e razionale di rapporti, puri, se vogliamo, insomma di una morfologia che, dovunque collochi le proprie fonti generatrici, resta comunque umana.
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[…] C’è un riferimento a due costruzioni ( e non si può negare che la Benelli non sia affascinata da impulsi costruttivi) che hanno valori anche simbolici e mitologici: la torre Eiffel e quella
di Nembrot (
di Babele). […] Uno sguardo verso l’alto dalla base della celebre torre e in posizione decentrata, ecco il quadro della Benelli. |
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Giuse Benignetti Da una pittura nella quale ogni concessione alla casualità è preclusa e dove pur tuttavia il più ampio spazio è liberato alle evoluzioni della fantasia, possiamo attenderci anche un superamento della ricerca pura per riconoscere nella dimensione visiva delle composizioni definitive quei valori di edonistica soddisfazione estetica di per se sufficienti a concludere un evento artistico.
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