E’
all’interno di questo spazio che
il mio lavoro dal 1966 al ’72 si evolve.
E, per dirla con Gabo, “Ripudiamo la linea e il suo valore
descrittivo e sosteniamo la linea solo come direzione delle forze
statiche e dei loro ritmi negli oggetti. Rifiutiamo il valore come
forma pittorica e plastica dello spazio e sosteniamo la
profondità”.